
Stamattina, macchina fotografica sottobraccio, la BonzoFamily si è
affacciata al portone di casa presto, ciancicando improbabili biscotti
secchi e cantando “oggi è sabato domani non si va a scuola”, tutti
insieme hanno girato l’angolo verso la scuola d’infanzia, per poi
svoltare a sinistra nella stradina immediatamente precedente
l’edificio scolastico… direzione pullman per il Planetario.
Come loro nella stessa stradina si intravedevano altre famiglie
schierate con macchina fotografica, in formazione completa, alcune
addirittura fornite di tata al seguito lasciata libera di guardare le
vetrine per una volta, che per la prima gita la mano “del mio bambino
la tengo io”.
Ebbene si stamani i Bonzi sono andati in gita: la prima, quella da
foto ricordo. Quella da magone materno.
Arrivati vicino ai due automezzi, lo sbraco collettivo è stato totale:
macchine fotografiche, richiami belluini delle maestre per far mettere
in fila le mamme con i bambini… e agevolare l’entrata nel pullman, i
padri che scattavano foto e i bambini che sgomitavano per entrare e
sedersi sul torpedone della prima volta. In questo modo gentile, Bonzo
è salito sul pullman sgomitando tra gli altri bimbi e mollando spinte
a destra e a manca, atterrando anche un coetaneo, e tagliando
finalmente il traguardo della porta meccanica e mentre BonzoMamma si
sbracciava e lo salutava, quello, insensibile al richiamo materno, si
fiondava sulla prima poltrona libera per staccare la carta del
poggiatesta, abbassare il tavolino, scardinare la tenda del
finestrino, mettersi in ginocchio sul sedile e altre amene attività di
scoperta quali leccare il finestrino del suddetto automezzo.
BonzoMamma a questo punto ha decisamente puntato lo sguardo altrove,
facendo finta di essere capitata lì per caso, “hai visto tuo figlio?
Sta leccando la tenda…” urlava la mamma vicino ridacchiando
vistosamente e svelando al mondo che quel treenne ancora in piena fase
orale era il suo. Cacchio!
Però poi… tra una leccata al vetro e un tentativo di azzannare la
tenda di velluto rosso, Bonzo ha visto dal finestrino la sua mamma e
il suo viso si è illuminato, ha sorriso e fatto ciao ciao con la
manina… per poi tornare a mangiare la tenda, sorridendo.
BonzoMamma ha cercato di entrare nel pullman per abbracciarselo
ancora, bloccata dalle due maestre naziste quasi a manganellate. “Non
si faccia sempre riconoscere…” le ha rimproverato la maestra saputa.
Chissà di chi parlava…
Bonzetta invece un’altra pasta. La ragazza odia i cambiamenti di
routine, che se le cambi una parola delle favole della nanna, urla
recriminando “hai sbajatto!”. Un attimello assolutista.
Così quando la bimba ha visto che la famiglia svoltava a sinistra
invece di procedere verso scuola si è piantata la prima volta “a
‘cola, io a ‘ccola”, poi corrompendola con un biscotto la famiglia ha
proseguito. Poi si è ripiantata davanti al pullman: decine di persone,
lei in mezzo a questi giganti, il suo babbo che faceva foto a raffica,
la sua mamma che cicaleggiava con le altre senza abbracciarla, Bonza
ha fatto uno dei suoi urli segnalatori di mancanza di attenzioni e non
si è più mossa. Solo allora BonzoMamma ha realizzato che Bonza aveva
un problema con tutto quello che la circondava. Bonzetta si è allora
presa tutte le coccole del mondo, ma non le sono bastate a consolarla
del distacco dalla mamma, della fila da fare, del pullman da prendere
e della direzione sconosciuta dove andare fuori da bozzolo familiare.
E ha continuato a tenere il muso fino alla partenza, nonostante
BonzoMamma e BonzoBabbo siano saliti sul pullman e l’abbiano
abbracciata a lungo, nonostante la sua maestra se la sia tenuta sulle
gambe e tutti i compagni l’abbiano abbracciata per consolarla.
Bonzetta si è poi ripresa al Planetario, guardando stelle e lune,
cercando la sua stella Guendalina che le racconta le favole la sera.
Immaginando di essere lei una di quelle stelle brillanti nel cielo
come le sussurra sempre la sua mamma.
BonzoMamma e BonzoBabbo nella peggiore tradizione italiana si sono
emozionati, sbracciati, hanno fatto calca con le altre decine di
genitori attorno ai finestrini, agitando la mano e sventolando
fazzoletti, si sono asciugati le lacrime e si sono dati pacche sulla
spalla a vicenda e con gli altri.
E’ andata, sono andati.
Miei piccoli bimbi, che alle novità reagite in modo così diverso, che
oggi conoscerete realtà e imparerete cose senza mamma e papà, che oggi
girate una boa, mamma e babbo sono fieri di come affrontate la vita,
di come vi gettate e vi piantate per dimostrare chi siete e cosa
sentite.
State crescendo, stiamo crescendo.
E per un sospiro di nostalgia, ci sono mille sorrisi di futuro che ci aspettano.